freetv-dgt06-04-2013_sx
freetv-dgt06-04-2013_sx
Cronaca
Operazione Chimera, i dettagli sui nuovi arresti
Notizie - Cronaca
Scritto da Irene Rimmaudo   
Martedì 06 Novembre 2012 12:36

1Si fanno sempre più chiari i contorni dell’operazione Chimera, avviata lo scorso primo ottobre dai carabinieri del Comando provinciale di Ragusa. Oggi quattro persone, attualmente detenute, sono state raggiunte da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania. I quattro sono Giuseppe Guastella, Lorenzo Licausi e Nunzio Di Bennardo, tutti e tre di Comiso, e Salvatore Servo, nato a Palagonia, ma residente a Comiso. In particolare, GUASTELLA era recluso dal 16 luglio scorso poiché trovato in possesso di un kalashnikov ed un fucile semiautomatico. Licausi era invece stato arrestato il 17 settembre 2011 e successivamente condannato, poiché ritenuto il reale possessore-proprietario-detentore della “santabarbara”, trovata a gennaio dello stesso anno in possesso di un certo Giuseppe VONA, anche lui arrestato per detenzione di 4 pistole, una carabina e diverse munizioni. Nunzio DI BENNARDO era invece stato arrestato in flagranza del reato di spaccio di cocaina dai Carabinieri della Stazione di Comiso lo scorso 17 settembre. Infine, Servo

è detenuto in forza del fermo di indiziato di delitto di associazione mafiosa e tentate estorsioni, nell’ambito della stessa Operazione Chimera. In particolare, con il provvedimento di oggi al Guastella e al Licausi è contestato di appartenere all’associazione di stampo mafioso riconducibile al clan “Dominante”, rappresentante la cd. “Stidda”, avente la base operativa a Comiso, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti, quali estorsioni, reati contro il patrimonio e la persona e volta alla realizzazione di profitti e vantaggi ingiusti. Al DI BENNARDO è contestata una tentata estorsione in concorso poiché lo scorso 14 settembre il comisano, insieme a SERVO, si era recato presso uno studio professionale di Comiso, chiedendo a titolo estorsivo 10.ooo euro. Al rifiuto della vittima, la notte tra il 17 ed il 18 settembre successivi, lo stesso Servo e un altro esponente del clan, adesso in carcere, avevano lasciato davanti al portone dello studio un bidone di benzina con un accendino legato sul manico. A SERVO è inoltre contestata una ulteriore tentata estorsione di 2.000 euro ai danni di un imprenditore di Comiso, commessa il 20 settembre scorso, con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare la realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa di appartenenza e quindi affermare la propria egemonia nella gestione relativa ai traffici illeciti sul territorio di Comiso e dintorni.

Share/Save/Bookmark